Dottor FLAVIO DAINESI

Medico Omeopata

esperto di nutrizione

e Medicina naturale

 
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- Il ruolo anti infiammatorio degli Omega3

- L'idrocolonterapia

- Di celiachia si può guarire!

- Più efficienza ed energia con il Coenzima Q10

 

Il ruolo anti infiammatorio degli Omega 3

Un importante fattore nutritivo è costituito dagli acidi grassi essenziali Omega 3, in particolare l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA). Questi li possiamo trovare nei pesci dei mari freddi, nel pesce azzurro, nelle noci, e nelle alghe dei mari freddi. EPA e DHA sono modulatori della coagulazione e dello stato infiammatorio.
Recenti ricerche (Shernan et. Al. 2014) hanno evidenziato che gli Omega 3 promuovono la formazione di alcuni mediatori chiamati resolvine che riducono l'attività dei macrofagi e dei polimorfonucleati (PMN) e della microglia riducendo il dolore; per contro gli Omega 6 (acido linoleico), acido γ-linolenico, acido γ- diomolinolenico e acido arachidonico), hanno un'azione pro-infiammatoria. Il rapporto ideale dovrebbe essere Ω6/ Ω3 = 4:1.
Si è rivelata utile l'associazione Ω3+ALA (acido lipoico) (Rossoni 2010).
Gli Omega 3 EPA e DHA si sono rivelati utili nella prevenzione di patologie cardiovascolari (anti-placca, anti-aritmici) e sono in grado di ridurre la dismenorrea e l'endometriosi, oltre ad esercitare un potere di neuroprotezione sul feto.

Dosaggio integrazione alimentare:
a) prevenzione 200-1000 mg/dì.
b) terapia 1000-3000 mg/dì.

Torniamo ora a parlare di ciò che gli omega 3 fanno per spegnere l'infiammazione cronica. Il processo infiammatorio è influenzato da diversi fattori: età, fattori genetici, metabolismo, nutrizione (in particolare dai prodotti di glicazione dello zucchero), da traumi e antigeni.
Piastrine e leucociti liberano mediatori lipidici eicosanoidi pro-infiammatori che agiscono sui macrofagi e sui neutrofili con un meccanismo a “orologio”, dopodichè intervengono dei mediatori lipidici eicosanoidi anti-infiammatori (LX4): le resolvine serie E (derivate dall'EPA), le maresine e le resolvine D (derivate dal DHA) e le neuroprotectine (NPD), ciò permette di spegnere l'infiammazione e portare alla guarigione.

A cura del Dr.Flavio Dainesi
Medico chirurgo,
Dr .in Farmacia e in Scienze Biologiche

 

L'idrocolonterapia

Nell'ambito delle terapie tese alla depurazione del corpo, l'idrocolonterapia merita un posto di rilievo non indifferente. Questa pratica millenaria (utilizzata fin dai tempi degli antichi egizi) consiste essenzialmente nella insufflazione di acqua, tramite una opportuna specola supportata da un presidio che fornisca l'acqua da insufflare nel retto (può essere una pera di gomma nei casi più semplici o un apparecchio attaccato alla rete idrica, nei casi più complessi).
L'acqua introdotta ammorbidisce le feci e permette una facile evacuazione del contenuto intestinale. Questo permette di ottenere due risultati: l'evacuazione facilitata nei soggetti sofferenti da stipsi occasionale o cronica e la pulizia intestinale profonda per rimuovere le scorie intestinali vecchie adese alla superficie della mucosa del colon e causanti irritazione locali (coliti) e sistemiche (intossicazioni da sostanze tossiche: le cosiddette ptomaine, prodotto della putrefazione delle proteine non completamente digerite. La tecnologia moderna ha messo a punto apparecchi per l'idrocolonterapia molto sicuri e sofisticati, in grado di evitare sovrapressioni dell'acqua introdotti, in grado di filtrare l'acqua in entrata e permettere una evacuazione non fastidiosa e igienicamente molto accurata. Le sedute di idrocolonterapia vanno solitamente precedute dall'assunzione di lassativi "a volume" come lo Psillio ed emollienti come l'Aloe, e seguite dalla assunzione di fermenti lattici. Il numero di sedute varia in relazione alla gravità e durata della stipsi o colite di cui è affetto il paziente: in genere si va da un minimo di 5 a un massimo di 30 sedute per cura, intervallate tra loro in modo progressivo.

A cura del Dr.Flavio Dainesi
Medico chirurgo,
Dr .in Farmacia e in Scienze Biologiche

 

Di celiachia si può guarire!

La Celiachia è una malattia caratterizzata da una intolleranza immunomediata alle proteine del grano, in particolare alla gliadina. Si manifesta clinicamente con problemi di assorbimento a livello dell’intestino tenue, dove con un esame endoscopico (duodenoscopia), è possibile evidenziare una atrofia più o meno marcata dei villi intestinali. Prima di arrivare all’esame endoscopico, è possibile diagnosticare detta malattia con degli esami sierologici, rivelanti livelli elevati di anticorpi anti-gliadina, anti-endomisio e anti-transglutaminasi.
Non tutte le Celiachie però sono uguali tra loro: occorre distinguere tra le forme primitive-ereditarie   e quelle secondarie ad enteriti. Recenti studi hanno evidenziato una predisposizione all’intolleranza al glutine dopo un’infezione da Adenovirus, seguita da una da Candida albicans. Per disinnescare questa forma di “allergia”, è necessario “riordinare” la risposta immunitaria affinché il corpo non riconosca come antigeni oltre alle proteine della candida, anche quelle dell’epitelio intestinale.

Come fare? Innanzi tutto toglieremo di mezzo il glutine, poi ridimensioneremo la presenza della Candida albicans con dei fermenti lattici specifici ed una dieta povera di zuccheri e fermenti. Se è il caso, effettueremo una terapia chelante contro metalli tossici come il mercurio, con integratori alimentari come acido lipoico, vitamina C, selenio, e drenanti per fegato e reni; continueremo poi con una cura omotossicologica per le mucose intestinali a base di organoterapici (mucosa intestinale), nosodi (Adenovirus), glutamina e β-glucani per generare una risposta immunitaria più precisa.

I risultati terapeutici si evidenzieranno nel giro di sei-dodici settimane, ma occorreranno dei test di controllo (sierologici, bioelettronici o kinesiologici) per verificare l’avvenuta guarigione definitiva, prima di reintrodurre gli alimenti contenenti glutine.

Di Celiachia si può guarire!

A cura del Dr.Flavio Dainesi
Medico chirurgo,
Dr .in Farmacia e in Scienze Biologiche

 

Più efficienza ed energia con il Coenzima Q10

Un fattore molto trascurato nella cura della stanchezza cronica è il Coenzima Q10.

La possibilità per l’organismo di produrre energia non è solo proporzionale alla quantità di calorie introdotte con la dieta o con i suoi livelli ormonali, ma dipende anche dalla capacità di metabolizzare a livello cellulare le sostanze nutritive in energia, che in biochimica si valuta con una unità di misura particolare: l’ATP; essa è prodotta dalla demolizione di glucosio, aminoacidi o acidi grassi.

Nel caso del glucosio, per esempio, si ha una demolizione (glicolisi) fino ad acido lattico con la produzione di due moli di ATP, ma in presenza di ossigeno e grazie al lavoro ossido-riduttivo dei mitocondri (vere e proprie officine estrattive dell’energia) la demolizione della molecola procede oltre, fino a generare CO2 , acqua e ben altre 36 moli di ATP!

Orbene, qui sta il nocciolo della questione: il lavoro di estrazione dell’energia compiuto dai mitocondri (dei veri e propri microrganismi endocellulare, forse risultato di un’ancestrale simbiosi tra una primitiva cellula anaerobia e un batterio aerobio) può interrompersi se una particolare molecola-catalizzatore di ossido-riduzione presente nelle loro membrane, detta Coenzima Q10 viene a scarseggiare per insufficiente rimpiazzo dovuto a scarsa sintesi o ad eccessiva sua distruzione.

Cosa provoca la scarsa sintesi di Coenzima Q10? Una delle cause accertate sono le statine, usate per abbassare il colesterolo, perché inibiscono l’HMG-Co-A riduttasi, enzima implicato anche nella sintesi del Coenzima Q10.

Per ciò che riguarda l’eccessiva distruzione del Coenzima in questione concorrono gli alti livelli di radicali liberi prodotti da un’elevata ossidazione conseguente ad una super alimentazione o per infiammazioni croniche.

Oltre alla stanchezza generale, nella carenza di  Coenzima Q10 possiamo riscontrare insufficienza cardiaca congestizia, ipertensione, ipercolesterolemia, aumentato rischio di tumori, Parkinson e invecchiamento cutaneo per mancata protezione dai perossidi che danneggiano il collagene e l’elastina procurando perdita di elasticità cutanea e formazioni di rughe.

La soluzione terapeutica, in questi casi, è una integrazione di Coenzima Q10 dai 60 mg ai 200 mg a seconda dei casi.

Per una opportuna valutazione individuale occorre comunque consultare un medico esperto in nutraceutica.

 A cura del Dr.Flavio Dainesi
Medico chirurgo,
Dr .in Farmacia e in Scienze Biologiche

 

 
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